Toni rolla

Toni ha quasi ottant’anni e rolla.

Da giovane, lo dovevate vedere, era un uomo grande e forte. Toni racconta a tutti che secondo il metro da sarta giallo di sua moglie, appoggiato da sotto sulla porta della camera da letto, e poi, tirato su fin dove può arrivare, è alto circa un metro e novanta. Di solito alla boutade del, “so alto uno e novanta”, tutto il bar risponde con una grassa risata e la chiude li. Sua moglie invece, intenta a girar la polenta, e gracchiando come una cornacchia, ribatte infastidita che non è possibile misurare fino a un metro e novanta, “vecio rimbambio che no te si altro”, per il semplice fatto che il metro da sarta giallo non supera il metro e cinquanta. A tal ingiuria Toni risponde con un copioso e velenoso silenzio, concludendo la discussione dopo sette minuti con una delle sue frasi amletiche del tipo, “cosa vuto savere ti dea vita, vecia.”

E comunque Toni rolla. Questa mattina, come tutte le sante mattine, si è alzato alle cinque e, tirandosi su dal letto ancora intontito, ha pensato che fosse vitale rollarsi subito una cicca. Dopo averla “fatta su” in silenzio vicino a sua moglie, è sceso piano dal letto cercando nella penombra qualcosa da metter sotto i piedi. Non trovando le sue preferite, cioè, le ciabatte azzurre anni ottanta, quelle di plastica tutte bucate per intenderci, ha pensato bene di indossare gli zoccoli di legno massiccio stile tirolese, usati per la stalla che non c’è più. E così, in punta di zoccoli, ha preso la direzione delle scale, dove, a passi vigorosi poco distesi e barcollando per il sonno, è arrivato fino alla porta della cucina e qui si è fermato ad ascoltare Il ticchettio del grande orologio, un mantra per Toni. Tic tac, tic tac, tic tac.….Fermo sulla soglia della porta, con la mano destra appoggiata alla cornice, ha preso un gran sbadiglio stile leone della savana, e deciso a raggiungere il frigo, ha messo in moto gli zoccoli e le gambe indolenzite dalla notte e dall’età. Presa la moka e il caffè, poi il latte, acquistato al supermercato del paese ma bollito nel pentolone come si faceva una volta che non si sa mai, Toni si è messo all’opera preparandosi un buon caffellatte, sempre con la cicca rollata ben stretta nella mano sinistra. A questo punto è passato alla fase due. Toni, per chi non lo sapesse, è abituato ormai da anni a fare colazione nel bagno di casa. Strano? Direi di si!!! Si parla di Toni non della regina Elisabetta.

La fase due consiste nel cambio della logistica, ossia, il trasporto, stile artista di strada, di tutte le cose preparate per la colazione. ‘Ndemo!!!!

Toni prende il vassoio veneziano di sua moglie, un cimelio arrivato dalla prima guerra, lo appoggia sul tavolo della cucina e comincia a caricarci su di tutto. Dapprima la scodella anni ’60 piena di latte bollente, poi il pan-biscotto ottenuto dal “pan vecio” diventato duro. Ora è il turno del suo cucchiaio enorme, perché lui deve sapere che sta mangiando tanto, sia mai che dimagrisce. Poi lo zucchero bianco, il tovagliolo, un bicchiere di acqua per sciacquarsi la bocca dopo il caffellatte, e infine la cicca rollata. Punto. Scruta il vassoio con l’aria di chi la sa lunga, si mette gli occhiali e comincia come un funambolo a prendere la direzione del bagno. Sette passi corti e due lunghi, così li ha contati, una zoccolata vigorosa con il piede destro per aprire la porta, et voilà, arrivato. Toni ride soddisfatto e tira un gran sospiro di sollievo, mica va sempre così bene. A questo punto, consapevole che mancano solo due piccole azioni per essere tranquillo, Toni, lascia il vassoio sopra lo sgabello di legno, messo li da sua moglie apposta per lui, e corre subito a chiudere la porta. Finalmente un pò di quiete.

Con soddisfazione tira giù i pantaloni, si siede sul water, prende lo sgabello con le mani e lo porta vicino alla gambe e….apre la finestra che guarda i campi coltivati. E qui carissimi comincia una sinfonia di profumi e odori, rullate di ganascia alla Bud Spencer e Terence Hill, e finché non mangia l’uno, il caffellatte, ed espelle l’altro, il dirigibile marrone (come recita Elio) non si muove. Quando nel vassoio rimangono solo le briciole di pane e la scodella vuota, solo a quel punto, Toni prende la cicca rollata e l’accende. In piedi davanti alla finestra non pensa a nulla, guarda i suoi campi. E pensa che proprio in quel momento potrebbe andarsene, e sarebbe l’ultimo colpo meraviglioso di pennello. Perché la vita è semplice, chiedete a Toni.