Toni puntata 7

Fa freddo oggi e fuori si sono radunati un pò tutti quelli che frequentano il bar. C’è pure Toni. Anche se odia “lasporto”, lui vuole esserci: “sti quattro mona de Roma no me poe dire cosa devo fare”. Toni ha vissuto le nefandezze della guerra, l’incoerenza dell’uomo, l’assassinio di idee e pensieri marchiati come diversi e quindi punibili con la morte. Toni non parla di Aushwitz, troppo facile portare il ricordo dell’indecenza nazista. Toni racconta di quello che succedeva in paese, delle camice nere, della propaganda fascista, del “sta sito e fa queo che i te dize se no te voi morire”. Lui non dimentica. La memoria è importante e non tanto per una ricorrenza a calendario - “ze festa tutte le domeneghe” - ma per ricordare che la vita, in tutti i suoi aspetti, si fonda sul valore universale della libertà del pensare, sopra la quale nessuno può erigersi e sentenziare.

Si ferma un attimo Toni e i suoi occhi diventano tristi. Nel suo viso dipinto di malinconia c’è il ricordo del postino, un suo carissimo amico. Un tipo alto dai capelli brizzolati e schiacciati dal cappello, magro e dall’aspetto atletico forse per tutti i chilometri fatti in bici per consegnare la posta. Imparagonabile ai corrieri o ai postini di adesso, quasi sempre maleducati e pieni d’ansia. Insomma se vedevi qualcuno in bici per la strada con il capello e la divisa ben stirata da postino, bè quello era “El postin Triveìn”. “El postin Triveìn” era un professionista in fatto di ombre. Con tutta calma ritirava la posta e si fermava casa per casa a consegnarla nella zona di competenza. In cambio le famiglie lo facevano accomodare in cucina e, per ringraziarlo, gli offrivano del salame accompagnato dal pan biscotto e, per annaffiare il tutto, Treveìn tracannava il suo rifornimento di ombre. Nessuno è mai riuscito a capire come facesse a stare in piedi, dopo una giornata di consegne e ombre: un supereroe !!!

Alla prossima.



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© 2020 Cristiano Turato