Respiro e penso, quindi Sono.

Penso. Cogito ergo sum. Accorgersi di esistere non è poi così scontato perché servono gli strumenti giusti, è necessario che qualcuno vegli da vicino la tua esistenza. E lo deve fare fin dal primo respiro, deve guardarti con gli occhi di chi sente il bisogno di essere altro, di abbandonare la vecchia pelle e cominciare con gioia una nuova strada. Il respiro è il primo segno tangibile che la nostra anima utilizza per mostrarsi al mondo, e poi ci sono gli occhi nei quali viene dipinta la singolarità di ogni essere vivente, una festa di colori che rende omaggio alla magnificenza delle diversità, volute e donate da Dio stesso.

Penso. Il respiro è un atto d’amore verso noi stessi, senza il quale la vita che desideriamo vivere e difendere, si svuoterebbe di senso. Respirare per respirare potrebbe quindi diventare una consuetudine vuota, un automatismo il cui scopo nel tempo, potrebbe portare alla distruzione del centro da cui tutto è partito. L’importanza di chi veglia da vicino le nostre esistenze è fondamentale, piuttosto vitale. La forza instillata da chi veglia su di noi, sorregge il nostro tempio e ci difende dalle nostre stesse resistenze alla gioia. La gioia non è un’ovvietà da analfabeti funzionali ma l’unica meta delle nostre vite, a prescindere dal percorso che ogni essere umano sceglie di intraprendere.

Penso. Il respiro regala alla nostra voce quelle rotondità delicate, quelle sfumature impercettibili dalla nostra razionalità, che deviano i nostri sensi in una direzione piuttosto che un’altra, e attraverso le nostre scelte, rilasciano amore.

Il respiro e la parola sostenute dall’amore, cura la nostra e altrui percezione.

In un mondo dove la Verità è violentata quotidianamente, è doveroso per chi vive la gioia continuare sulla via dell’Amore. L’Amore è la scelta più difficile. Respiro e penso, quindi Sono.


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© 2020 Cristiano Turato