Ouverture breve

È diventata tendenza, ancor prima di aver fatto nascere una conversazione, sedersi sulla cattedra del professore anziché cercare un’ouverture più congeniale all’incontro tra due esseri umani. È una consuetudine, per cui, cercare negli altri un bersaglio su cui sparare, sia il meccanismo per eccellenza di chi sente il bisogno vitale, di esercitare la propria autorità sulle altre persone. Scagliarsi verso qualcuno, quindi, ha il preciso compito di garantire la distanza delle classi e dividere le eccellenze dal resto degli inetti, rei di palese inferiorità.

Non è il mito di Fantozzi, serie tanto amata dal sottoscritto, ma la realtà che viviamo tutti i giorni.

In Verità ciò che salta all’occhio, è la frustrazione atavica del potere, di riempire un vuoto creatosi dentro alla scatola di carne e ossa che noi tutti, chiamiamo corpo. Semplice.

L’infamia della presunta inferiorità è, a tutti gli effetti, un’esigenza pari all’astinenza da sostanze stupefacenti; insomma chi pensa di reggere il lume della (sua) verità, non può esimersi dal praticare l’arte della tortura verso i propri simili , ritenuti indegni, per poter così godere del proprio status superiore, auto imposto.

“Gheto capito?”