Il silenzio di Dio

Una valanga di zucchero filato, un oceano di lana purissima adagiata delicatamente sopra gli alberi e i prati dormienti.

È scesa dal cielo con abbondanza colorando la montagna di un bianco, simile alla purezza del cuore di un neonato nel suo primo abbraccio alla vita.



E poi c’è lui, il silenzio. Smanioso di scendere e conquistare ogni landa desolata del bosco, ogni pertugio pronto per la notte, ogni strana fessura tra le rocce in cui può scivolare solo il pensiero. Il silenzio. Dio vive nel silenzio. Il silenzio rivela le nostre paure e mette a nudo la nostra anima, ci racconta le nostre sconfitte e festeggia le nostre vittorie. Il silenzio misura con delicatezza le profondità del vuoto che sentiamo e ci sprona a raggiungere la luce che si intravede dal fondo. Il silenzio ci conosce fin nel profondo perché è un viaggiatore esperto e un giudice implacabile e severo, ecco il motivo per cui rifiutiamo la sua presenza. Allontanandolo non accettiamo la presenza stessa di Dio. Va da sè.



Il silenzio, interrotto soltanto dal rumore di qualche ramo agitato dal peso della neve, rilassa ogni cosa che adorna la bellezza che mi circonda. I miei scarponi affondano nella neve scomparendo alla mia vista e il calpestio felice rilassa i miei pensieri, i quali all’improvviso, tacciono ogni veemenza quotidiana.

Sono un bambino in mezzo ai giganti verdi e ai prati bianchi ma non sono solo.

Si pensi quello che si vuole di me, giudicatemi pazzo - probabilmente lo sono - ma la natura in me detta il buon vivere e riempie di senso le “cose” più semplici. Tutto ciò mi appassiona l’anima e rinnova la convinzione di non appartenere a questo mondo.

Un altro passo e sparisco.